Food Tech: dalla catena produttiva al Super Food

10 dicembre 2018  

di Raffaella Bianchi, Analyst Intern di U-Start



“Salviamo il Pianeta, distruggiamo la catena alimentare. Naturalmente, è una provocazione, ma quello che intendo dire è che per andare avanti e sviluppare il settore agroalimentare, occorre ripensare l’intero sistema, metterlo in discussione, e re-inventarlo”. 

È con questo messaggio che Peter Kruger, CEO di Startupbootcamp, acceleratore di start-up focalizzato nel settore del FoodTech, ha voluto inaugurare il FoodTech DemoDay di gennaio 2018, giorno di presentazione delle otto start-up partecipanti al programma di incubazione. Da molti anni ormai il problema della sostenibilità ambientale è una tematica fortemente sentita e discussa sotto diversi punti di vista, come la scarsità d’acqua, lo sfruttamento eccessivo del suolo per la produzione agricola, la deforestazione e, particolarmente rilevante in questo periodo, la distruzione degli ecosistemi oceanici, cui contribuisce il gran numero di plastica e materiale tossico che intaccano la biodiversità marina. Lo scenario attuale, unito al contesto innovativo che si è sviluppato negli ultimi anni, ha tuttavia permesso di intravvedere uno spiraglio di luce e di miglioramento grazie alla nascita di numerose start-up che propongono soluzioni alimentari sane e attente all’ambiente, con le quali cercano di ‘mettere in discussione’ e correggere le vecchie abitudini. Negli ultimi anni si è infatti assistito a una presenza sempre maggiore di attori che offrono prodotti classici ma con una chiave di lettura innovativa. Il settore del FoodTech si prospetta quindi ricco di possibilità grazie agli enormi progressi tecnologici sviluppati, in continuo movimento e aperto a nuove idee e possibilità. 

 

Innovazione al servizio di nutrizione e salute 

Grazie all’avanzamento scientifico e tecnologico, quello che potremmo soprannominare ‘vecchio sistema alimentare’, che copriva interamente la catena alimentare, dalla produzione fino alla distribuzione, si sta completamente rivoluzionando. Vi è infatti una sempre maggiore applicazione pratica delle conoscenze e degli strumenti tecnologici, in particolar modo in ambito chimico, bio-tecnologico e genomico, per la risoluzione di problemi comuni come il miglioramento della sicurezza alimentare e dei problemi di carenza nutrizionale. Si possono infatti aggiungere minerali, vitamine e altre proprietà nutritive agli alimenti per personalizzarli in base a specifici bisogni da soddisfare, come allergie, intolleranze, carenze e malattie. Al contempo, si riesce a mantenere controllata la produzione aumentando i tempi di conservazione dei prodotti e consentendo la disponibilità stagionale di molti alimenti.

Quando si parla di start-up in ambito FoodTech, si considerano tutte quelle compagnie che si propongono di migliorare e re-inventare il settore alimentare tramite l’utilizzo delle nuove tecnologie in tutte le sue diverse fasi: dalla preparazione e la creazione degli ingredienti (come ALOHA, start-up newyorkese che offre una serie di prodotti naturali di derivazione vegetale, e SuperMeat, società israeliana che ricrea carne di pollo in laboratorio), all’assemblaggio e/o consegna dei prodotti alimentari, che comprendono non solo le società che offrono delivery di piatti già pronti (come Deliveroo e Foorban) ma anche quelle che offrono meal-kit da preparare comodamente a casa (come Blue Apron).

Il boom di investimenti nel settore tecnologico alimentare ha preso avvio nel 2014, per via del sempre maggiore passaggio al consumo on-demand unito al forte interesse degli investitori in questo mercato. Come riportato nel grafico 1, nel 2014 ci sono stati 818 deal in ambito FoodTech, per una raccolta totale di 5,12 miliardi di dollari. L’ondata positiva di interesse per il settore si conferma durante l’anno successivo, in cui gli investimenti registrano un aumento significativo del 67,4%, da 5,12 miliardi a 8,57 miliardi di dollari, a cui si allinea anche l’aumento del numero di operazioni, raggiungendo un totale di 1.251 deal per un aumento del 52,9%. Alcuni importanti finanziamenti da ricordare sono il round di series D con una raccolta di 108 milioni di dollari di Impossible Foods, start-up americana che produce “carne” derivante da prodotti vegetali, con lead investor UBS, e il finanziamento guidato dalla tedesca Rocket Internet per Delivery Hero, start-up di delivery tedesca, che ha raccolto 496 milioni di euro in un late stage round di series H. Dopo un lieve declino degli investimenti nel 2016, il 2017 ribalta nuovamente la situazione, confermando il vivido interesse da parte degli investitori e le potenzialità di sviluppo del settore, con un totale di 10,11 miliardi di dollari investiti (un aumento del 29,44% rispetto all’anno precedente), e un totale di 994 deal. La diminuzione di quasi il 17% del numero di deal rispetto al 2016 fa presupporre che gli investimenti si siano man mano focalizzati su follow-on di imprese che vantano già risultati positivi e su nuove poche imprese promettenti, indice del fatto che dopo qualche anno si siano definiti meglio i modelli di business dirompenti e promettenti e che gli stessi investitori siano più esperti e facciano scelte più mirate e ponderate. Particolare rilevanza hanno avuto Deliveroo, grazie a un round da 385 milioni di dollari con cui ha raggiunto una valutazione di oltre i 2 miliardi, e tra i cui investitori troviamo Accel Partners, H14 e U-Start; e il round di Series A da 17 milioni di dollari di Memphis Meats, guidato da DFJ Venture Capital e con la partecipazione di Bill Gates.

Grafico 1: Totale investito e numero di deal nel FoodTech tra il 2014 e il 2017

Fonte: AgFunder Agrifood Tech Investing Report 2017

 

Up and down

Essendo il FoodTech un settore molto ampio, è possibile riconoscere due macro-filoni al suo interno: Upstream e Downstream. La prima categoria comprende tutte quelle start-up che offrono prodotti finiti o materie prime sviluppate in laboratorio grazie all’aiuto tecnologico; viceversa, con la seconda si intendono tutte quelle start-up che offrono un servizio a valle al consumatore e che si focalizzano quindi sul rinnovamento della catena distributiva. Questa precisazione è utile a comprendere più profondamente come si stanno muovendo gli investimenti all’interno del settore. In particolare, dal grafico 2 si evince che gli investimenti che rientrano nella categoria Upstream hanno visto un costante aumento dell’ammontare raccolto. Si passa infatti dai 2,54 miliardi di dollari nel 2014 ai 4,20 miliardi nel 2017.

Grafico 2: Totale investito e numero di deal in start-up Upstream e Downstream tra il 2014 e il 2017

Fonte: AgFunder Agrifood Tech Investing Report 2017

L’elevata e costante crescita di investimenti conferma il forte interesse nell’applicazione pratica delle tecnologie scientifiche nel settore, al contrario della categoria Downstream che riporta un andamento più altalenante per quanto riguarda l’ammontare totale investito, seppure in aumento negli anni (è passato da 2,59 miliardi nel 2014 a 5,90 miliardi di dollari nel 2017]. Ciò a testimoniare come esista maggiore margine di crescita e interesse nel primo canale rispetto al secondo, dove è più semplice che i vari competitor offrano servizi molto simili tra loro e difficilmente scalabili a lungo termine e gli investitori si concentrino maggiormente solo su determinate società.

Focalizzando l’attenzione sulla tipologia di round registrata durante l’ultimo anno, si può notare nel grafico 3 come per entrambe le macro-categorie il numero di deal sia particolarmente elevato allo stadio seed per poi diminuire esponenzialmente fino al series D, con una successiva leggere ripresa per gli stage successivi (late). Il numero di deal a livello Upstream rimane sempre leggermente maggiore che in quello Downstream, probabilmente perché le start-up appartenenti alla prima categoria necessitano di maggiori fondi per il ramo di ricerca e sviluppo in laboratorio soprattutto durante le loro prime fasi. Inoltre, anche per l’investitore è più proficuo investire in questa tipologia di start-up nei primi anni di vita in modo da ottenere un alto guadagno in caso di exit, poiché grazie al valore endogeno del prodotto la valutazione della società vede generalmente una rapida crescita nel tempo. Questa maggiore necessità di finanziamento non si riflette soltanto nel numero di deal effettuati, ma anche nell’ammontare totale di raccolta. Infatti, il numero di investimento è per la maggior parte concentrato a livello early stage. Il calo dell’ammontare investito nelle ultime fasi è indice del fatto che, una volta sviluppatasi la tecnologia adatta per la produzione, le start-up necessitano di minori fonti di finanziamento poiché il prodotto è ormai pronto per essere lanciato sul mercato e la società diventa in grado di sostenere più facilmente le spese. Viceversa, in Downstream gli investimenti crescono fortemente nelle series più avanzate. In questo caso, quando l’attività della start-up diviene più definita e sicura, gli investitori sono più propensi a investire un ammontare totale maggiore rispetto alle prime fasi in cui i prodotti offerti dai vari competitor sono tra loro molto simili. In queste fasi le start-up puntano a diversificare e innovare la gamma di prodotti offerti e focalizzano la loro attenzione specialmente sulla crescita valutativa. 

Grafico 3: Totale investito e numero di deal per tipologia di round in start-up Upstream e Downstream durante il 2017

Fonte: AgFunder Agrifood Tech Investing Report 2017

 

Carne vegetale e pasta in 3D: i casi di successo 

Protera: Fondata nel 2015 dai quattro fondatori Ariel Alvarez, Francia Navarrete, Juan Carlos Duarte e Leonardo Álvarez, Protera è una società statunitense con base a San Francisco che produce proteine e soluzioni enzimatiche destinate a società operanti nell’industria alimentare. L’obiettivo è la produzione di proteine ed enzimi in grado di ridurre i livelli di grassi saturi negli alimenti mantenendo al contempo aroma, gusto e sensibilità. La produzione di proteine ed enzimi avviene tramite la piattaforma creata da Protera, chiamata Molecular Affinity Dynamics Interface (Madi), basata sull’utilizzo di Intelligenza Artificiale (IA). Attualmente Madi permette la conversione di grassi saturi in grassi insaturi nella maggior parte degli oli vegetali e lavora a una velocità di 15 volte superiore rispetto a quella delle tecnologie dei competitor, permettendo di ottenere dei risultati in appena due minuti. Madi è inoltre molto versatile: grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale si adatta rapidamente a svariate funzioni e può essere applicata a diverse tipologie di industrie, come quelle farmaceutiche e chimiche. Protera ha partecipato al programma di accelerazione organizzato da IndieBio e, con un totale di raccolta di 500 mila dollari, vede tra i suoi investitori SOSV e Hi-Food, socio corporate dello U-Start Club.

BluRhapsody: Non sempre innovazione in campo alimentare significa innovazione delle materie prime. Un esempio è dato da BluRhapsody, start-up nata dal fondo di VC di Barilla, Blu1877, che ha intrapreso un percorso di innovazione tecnologica per produrre pasta in 3D. BluRhapsody utilizza le semole derivanti dai grani più pregiati, con la possibilità di personalizzare il prodotto con farine speciali. La start-up lavora l’impasto con metodo artigianale in piccole quantità che vengono in ultimo compattate per essere utilizzate come cartucce nella stampante 3D, al fine di mantenere la giusta consistenza e poter quindi creare forme innovative ispirate alla natura e all’arte, come petali, fiocchi di neve e anfore. Grazie all’innovazione tecnologica diviene quindi possibile dare sfogo alla propria immaginazione, creando per il consumatore un viaggio sensoriale ed emozionale attraverso la cucina di un prodotto semplice e naturale.

Finless Foods: A causa degli elevati livello di scarto del pesce pescato e di inquinamento degli oceani e dei mari che impattano negativamente sull’ecosistema marino, Brian Wyrwas e Michael Selden hanno fondato nel 2017 Finless Foods, una start-up biotecnologica con l’obiettivo di ricreare pesce in laboratorio per il consumo umano in maniera sostenibile ed eco-friendly. Tramite l’utilizzo di cellule staminali raccolte da pesci vivi, l’obiettivo di Finless è quello di riuscire a riprodurre la carne del pesce: in particolare vengono usate cellule del tonno pinne gialle, direttamente in laboratorio, permettendo in tal modo di offrire simultaneamente un’ottima qualità di prodotto senza la presenza di mercurio e con un alto rispetto dell’ambiente. Lanciata dall’incubatore IndieBio, Finless Foods ha raccolto un totale di 3,5 milioni di dollari da fondi come Draper Associates, SOSV e da alcuni soci dello U-Start Club.

Memphis Meats: L’obiettivo di Memphis Meats, start-up fondata a San Francisco nel 2015 dall’idea di Nicholas Genovese e Uma Valeti, è quello di offrire ai propri consumatori carne creata in laboratorio che sia non soltanto gustosa, ma anche attenta ai problemi di sostenibilità industriale, ambientale ed etica. Il processo scientifico è simile a quello ricreato da Finless Foods, utilizzando quindi cellule staminali prese direttamente da animali vivi e nutrite in laboratorio. Memphis Meats può essere considerata la start-up trainante del cambiamento e dell’innovazione nel FoodTech grazie agli straordinari progressi raggiunti: nel marzo 2017 la società ha infatti introdotto il primo trancio di carne di pollo creato artificialmente. Inoltre, si è schierata in prima linea per permettere la regolamentazione di questi prodotti. In questi tre anni di attività, Memphis Meats ha raccolto un totale di 20 milioni di dollari da fondi ben noti nel mondo del VC quali IndieBio, incubatore della start-up SOSV, New Crop Capital, Tyson Foods, Atomico e investitori privati come Kyle Vogt e Bill Gates.

 

Verso una nuova economia alimentare

Con la popolazione del pianeta che si prevede raggiungerà i 9,6 miliardi di individui entro il 2050, il sistema alimentare come lo conosciamo oggi difficilmente riuscirà a sostenere quantità e qualità alimentare offerta attualmente senza l’aiuto delle moderne tecnologie che, in base ai dati raccolti, stanno di fatto guadagnando una fetta di mercato sempre maggiore. Inoltre, l’utilizzo di queste nuove tecnologie aiuterebbe a contrastare l’alto spreco alimentare che l’attuale sistema produce. Negli Stati Uniti, circa il 40% di tutto il cibo coltivato viene sprecato e il Paese spende più di 218 miliardi di dollari (pari all'1,3% del Pil nazionale) coltivando, trasformando, trasportando e smaltendo quel cibo non consumato. I numeri in altre parti del mondo sono spesso anche più alti. Queste inefficienze nella catena alimentare provocano, a livello mondiale, oltre 2 trilioni di dollari l'anno di cibo sprecato. Per questi motivi il settore del FoodTech potrebbe dare avvio a una nuova economia alimentare che, offrendo nuove opportunità a un gruppo più ampio di imprenditore e investitori, si rifletterebbe in una maggiore concorrenza anche per le piccole e medie imprese. In aggiunta, il settore del FoodTech ha il vantaggio di essere sempre molto innovativo e accattivante, grazie all’approccio creativo, dinamico e alle innumerevoli applicazioni scientifiche per produrre e commercializzare i prodotti con impatto altamente positivo sull’ambiente e sociale. Infatti, le potenziali opportunità offerte dall’utilizzo delle conoscenze scientifiche al settore alimentare sono talmente vaste da potersi considerare infinite e variano dalla creazione di nuove forme di prodotti semplici, importando quindi nuovi canoni estetici alla cucina tradizionale, alla creazione o alla modifica di alimenti di consumo comune. Quest’ultimo caso, in cui l’attenzione non è tanto focalizzata sull’aspetto estetico del prodotto o logistico della catena produttiva ma sulle proprietà nutritive del prodotto, può avere dei riscontri altamente positivi sulla domanda mondiale di alimentazione che in futuro si alzerà. Impatto positivo sulla sostenibilità ambientale grazie al risparmio di risorse, come il minor consumo di acqua, il minor sfruttamento del terreno e la minore emissione di gas, e sulla creazione di nuove varietà e specie alimentari più resistenti alle avversità metereologiche e con elementi nutritivi potenziati e disegnati sulle specifiche esigenze dei consumatori che, conseguentemente, possono aiutare a diminuire i gravi problemi legati ad allergie, malattie e, più generalmente, alla fame nel mondo.

 

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