La "nuova" responsabilità degli amministratori di S.r.l. alla luce dell'emergenza Coronavirus

10 settembre 2020  

di Giorgia Antolini



Con il d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 il Consiglio dei Ministri ha emanato il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (di seguito, il “Codice”), ponendo in essere una riforma fallimentare che mira a rendere più agevole per le imprese il ricorso a istituti di allerta e composizione assistita della crisi. La ratio fondamentale delle previsioni introdotte con il Codice è quella di consentire alle aziende in difficoltà finanziaria di proseguire l’attività imprenditoriale. L’entrata in vigore del Codice si snoda su due differenti orizzonti temporali: 16 marzo 2019 e 15 agosto 2020.

La modifica apportata all’art. 2476 c.c.

Tra le disposizioni entrate in vigore in data 16 marzo 2019 ci preme analizzare la modifica che l’art. 378 del Codice apporta all’art. 2476 c.c., aggiungendovi un sesto comma, il quale prevede che “Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale. L’azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti. La rinunzia all’azione da parte della società non impedisce l'esercizio dell'azione da parte dei creditori sociali. La transazione può essere impugnata dai creditori sociali soltanto con l’azione revocatoria quando ne ricorrono gli estremi”. Il Codice, dunque, mentre da un lato si preoccupa di salvaguardare il patrimonio delle aziende, dall’altro pone un freno all’attività d’impresa stessa, eliminando la separazione patrimoniale perfetta che caratterizza le S.r.l. e scoraggiando gli amministratori non tanto dall’agire secondo pratiche scorrette, quanto piuttosto dal porre in essere scelte imprenditoriali.

Esistono dei workaround?

La c.d. Business Judgement Rule, ricostruita attraverso le pronunce della Corte Suprema del Delaware, è una regola che permette di valutare l’operato degli amministratori presumendo che gli stessi abbiano agito su base informata, in buona fede e nell’interesse societario. Più precisamente, essa consiste nell’esonerare da responsabilità gli amministratori, qualora gli stessi abbiano assunto decisioni corrette, valutate attraverso una serie di fiduciary duties, quali: a) the duty of care; b) the duty to monitor; c) the duty to inquiry; d) the duty of loyalty. Pertanto, qualora gli amministratori abbiano assunto una decisione conforme al right amount of information e qualificabile come ragionevole/razionale, al verificarsi di risultati negativi essi saranno affrancati da eventuali responsabilità, poiché titolari di una certa discrezionalità nel decidere sull’opportunità di un progetto.

La Business Judgement Rule nell’ordinamento italiano

Il codice civile, in seguito alla riforma del 2003, ha imposto un livello di diligenza leggermente superiore a quello richiesto in precedenza. Nel panorama attuale gli amministratori, oltre ad attenersi agli obblighi di legge e a quanto previsto nello statuto, devono operare secondo la diligenza dettata dalla natura dell’incarico e dal possesso di competenze professionali di settore. Il livello di diligenza è stato quindi approfondito e calibrato sulla natura dell’attività da compiersi e sull’esperienza professionale degli amministratori. La Business Judgment Rule è un principio di diritto non codificato sviluppatosi nel corso di un’evoluzione giurisprudenziale, applicato anche nel nostro ordinamento, come confermato dal pacifico orientamento giurisprudenziale segnato da Cass. Sez. I, n. 3652/1997 e Cass. Sez. I, 3409/2013.

Tali pronunce confermano che gli amministratori non sono imputabili a titolo di responsabilità per scelte rivelatesi ex post antieconomiche, trattandosi di una valutazione attinente alla sfera della discrezionalità imprenditoriale, come tale non sindacabile da un giudice. Infatti, il giudizio sulla diligenza dell’amministratore nell’adempimento del proprio mandato non può mai investire le scelte di gestione. L’unico limite è dato dalla valutazione ex ante della ragionevolezza delle scelte di gestione stesse, tenendo conto dei parametri della diligenza del mandatario e dell’obbligo dell’amministratore di agire informato. Pertanto l’applicazione della Business Judgement Rule permette agli amministratori, che in una prospettiva ex ante abbiano agito informati e secondo la diligenza connessa alla natura del loro incarico, di gestire discrezionalmente la società, ponendo in una prospettiva ex post il principio di irresponsabilità per gli eventuali risultati negativi dell’attività economica. Anche nella disciplina italiana, dunque, è escluso il potere del giudice di valutare la ragionevolezza e la convenienza delle decisioni prese dagli amministratori.

Contingency plan & Coronavirus

Con l’introduzione del Codice la Business Judgement Rule assume maggior rilievo in quanto ora gli amministratori sono obbligati ad attivarsi e scegliere lo strumento più idoneo predisposto dall’ordinamento per superare la crisi. La Business Judgement Rule, pertanto, rappresenta un parametro con cui valutare l’operato degli amministratori anche nell’ottica di fronteggiare una crisi di impresa, scenario quanto mai attuale nel panorama che si sta delineando a causa della diffusione del Coronavirus. La situazione che stiamo vivendo, infatti, metterà molte aziende in difficoltà e, con buona probabilità, anche in situazione di crisi, limitando lo spazio di manovra degli amministratori. Dati questi presupposti, gli amministratori dovranno mai come prima agire informati, ponendo in essere scelte imprenditoriali ragionevoli e coerenti alla natura dell’incarico da loro svolto alla luce della situazione attuale, ferma restando, data una corretta valutazione ex ante, l’insindacabilità ex post delle scelte aziendali da loro poste in essere.

LATEST FROM BLOG