Quando il Tech incontra la Privacy il Venture Capital non deve tirarsi indietro

12 dicembre 2018  

Di Daniel Kratkovski, Analyst di U-Start



Mentre ancora si asciuga l’inchiostro degli appunti della seconda edizione del Global Summit sul Privacy Shield Framework, è fondamentale fermarsi a riflettere su quali siano le cause dell’arrivo delle recenti leggi sulla privacy, su come queste agiranno sull’industria del Tech e su quali opportunità esse possano offrire alla comunità del Venture Capital.

Fino a poco tempo fa sarebbe stato difficile per il consumatore imputare qualcosa di negativo alle grandi aziende del Tech, che invece venivano considerate come portatrici di grandi vantaggi come ampiezza di scelta, democrazia e prezzi competitivi. Per questi e altri motivi queste aziende avevano la reputazione di guardiane dell’economia del sapere. Poi qualcosa ha cominciato a incrinarsi: multe per l’eccessivo  controllo sul mercato, sempre più furti di dati e cattiva gestione di informazioni private. Le stesse aziende che erano viste sotto una luce positiva, ora stanno mandando a rotoli i fondamentali principi del mondo democratico e mettendo in pericolo la privacy dei consumatori. La diminuzione della fiducia pubblica e i sempre più numerosi scandali e processi hanno fatto il resto nel creare la patina di disprezzo con la quale ora vengono guardate aziende come Google, Amazon e Facebook, tutte realtà fondate sul tacito consenso da parte dei propri utenti nell’utilizzare i dati personali al fine di migliorare i propri servizi. Le fondamenta del settore sembrano quindi tremare, e non poco.

È facile capire da dove e come è scaturita la crescente avversione nei confronti del mondo del Tech nel momento in cui si pensa ai rischi che ogni nuova tecnologia porta con sé quando viene creata. «Quando inventi la nave» scriveva l’inventore Francese Paul Virilio, «stai anche inventando il naufragio; quando inventi l’aereo, inventi l’incidente aereo... Ogni nuova tecnologia porta con se i propri rischi, che vengono inventati nel momento stesso del progresso tecnologico». I recenti eventi sono serviti come campanelli d’allarme per la disciplina della scienza informatica, e nello specifico per le ramificazioni etiche delle sue applicazioni. Così come era successo con l’invenzione della bomba atomica per la fisica o dell’eugenetica per la biologia, il così detto momento della verità è arrivato anche per il settore tecnologico. Tuttavia, è importante sottolineare come questa avversione nei confronti del mondo della tecnologia non sia destinata al progresso tecnologico in sé quanto all’uso improprio che ne è stato fatto da parte di alcuni degli attuali leader di mercato. Loro hanno ideato, sviluppato e implementato le tecnologie digitali e loro devono essere completamente responsabili delle possibili ricadute negative, cosi come sono stati i maggiori beneficiari di quelle positive.

Gli investitori internazionali pare reputino le fughe di dati tanto dannose per le aziende del Tech quanto lo sono state le perdite di greggio per le multinazionali petrolifere. Il trattamento dei dati diventerà una metrica cruciale su cui valutare le aziende Tech, e la crescente attenzione degli investitori in merito metterà la parola fine all’impertinente atteggiamento che alcune aziende hanno sempre avuto sul tema della protezione dei dati. Sia chiaro che, nonostante l’utilizzo improprio dei dati personali fatto da parte di alcune grandi aziende, io credo comunque che tramite le loro costanti innovazioni esse siano in grado di contribuire in maniera estremamente positiva a quello che è lo sviluppo sociale. Ma credo anche che bisogna essere consapevoli del fatto che, se non controllato, lo sviluppo tecnologico presenta insidie ed è necessario essere diffidenti nei confronti dei suoi possibili aspetti negativi sin dall’inizio e non solo nel momento in cui le cose cominciano ad andare male.

La comunità del Venture Capital è per la maggior parte rimasta in silenzio, e in qualche caso ha addirittura partecipato attivamente agli ultimi scandali in merito alla privacy. Non sembra che essa abbia una posizione uniforme in merito alla crescente avversione da parte dell’opinione pubblica nei confronti delle grosse aziende tecnologiche. E’ anche vero che risulta molto difficile individuare una qualunque forma di presa di posizione dal momento che spesso la comunità del Venture Capital ha preferito semplicemente tenere la testa bassa piuttosto che prendere attivamente parte al dialogo.

Il sentimento negativo che traspare sempre più dalle fila dell’opinione pubblica è, tuttavia, potenzialmente gestibile in maniera costruttiva da parte della comunità del Venture Capital nel momento in cui i diversi esponenti riescano a fare un passo indietro e a chiedersi in primo luogo come recuperare la fiducia dei cittadini, e dei consumatori, e in secondo luogo cosa fare per evitare che un errore simile venga ripetuto anche in futuro.

Poco più di dieci anni fa, i fondi di Venture Capital finanziavano società che promuovevano il libero accesso all’informazione e sostenevano la connettività globale. Investimenti simili possono essere ripetuti anche al giorno d’oggi, a patto di evitare di incorrere nelle insidie servite su un piatto d’argento dai recenti avvenimenti. Così come anni fa venivano finanziate le società che facevano leva sulla crescente connettività, così da ridurre i costi della comunicazione e facilitare l’accesso al sapere, oggi si dovrebbero finanziare le start-up innovative che propongono lo stesso modello rispettando i vincoli del presente. Nei prossimi anni vedremo come l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale e dei dispositivi connessi alla rete (Internet of Things) porterà allo sviluppo di nuove applicazioni per i consumatori. Sono proprio le società che puntano su questi settori rispettando al contempo la fiducia dei consumatori quelle su cui i fondi di VC dovrebbero investire.

I fondi di Venture Capital dovrebbero, inoltre, essere più proattivi nel finanziare quelle società che promuovono la diversità o che aumentano la mobilità sociale. Sarebbe un’illusione affermare che i vantaggi della rivoluzione tecnologica degli ultimi due decenni siano stati distribuiti equamente. Ci sono ancora dei segmenti emarginati della società che potrebbero usare la tecnologia per risolvere alcuni dolorosi problemi. Per esempio, applicazioni di auto-assistenza che funzionano grazie all’Inteligenza Artificiale per aiutare a limitare la crescità delle malattie mentali, applicazioni che aiutano a pianificare il ciclo di fertilità per diminuire le barriere di accesso alla sanità o applicazioni che lavorano sull’integrazione delle minoranze nella forza lavoro. Non bisogna considerare questi investimenti unicamente dal punto di vista dell’impatto sociale, ma anzi soprattutto dal punto di vista del valore economico. E per lo più a lungo termine. Così come i motori di ricerca hanno facilitato l’accesso all’informazione per le classi più deboli, così la prossima generazione di società democratizzerà l’accesso alla sanità e stimolerà il consumo sostenibile.

I fondi di investimento internazionali dovrebbero anche assumere un ruolo più attivo nel definire gli standard legali per le grandi e piccole società. In quanto partecipanti attivi nella vita delle società appena create, i fondi dispongono di un punto di vista unico sui problemi potenzialmente creati dalla regolamentazione legale oltre che, ovviamente, sulle opportunità generate. Dovrebbero sfruttarlo maggiormente e in maniera proattiva piuttosto che meramente osservativa. È stata proprio la comunità del Venture Capital a far notare per prima a giganti come Google e Facebook che la Privacy è un tema importante, da prendere in considerazione e studiare oggi per evitare problemi domani.

La recente ondata di proteste riguardo l’utilizzo dei dati personali potrebbe creare qualcosa di positivo, e favorire quelle società che saranno in grado di soddisfare in maniera adeguata il bisogno di salvaguardare i dati. Secondo questa ottica, le opportunità di business sono potenzialmente infinite.

Tenendo a mente il principio utilitarista per il quale “il bene è la maggior felicità del maggior numero”, i fondi di Venture Capital dovrebbero investire in società che migliorano la qualità della vita dei propri utenti. Perché nel lungo periodo saranno la fiducia e il benessere degli utenti ad assicurare i ritorni maggiormente significativi. Allo stesso tempo i fondi dovrebbero ricordarsi di agire proattivamente dal punto di vista legale, e fornire un contributo tangibile nello scrivere, o riscrivere, la regolamentazione che riguarderà nella stessa maniera sia gli utenti di oggi che i nuovi arrivati di domani.

 

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