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L'ascesa del Venture Debt (e perché è importante)

U-Start | L’ascesa del Venture Debt (e perché è importante) Blog Newsletter L’ascesa del Venture Debt (e perché è importante) LEGGI IN ITALIANO 29 ottobre 2020 Tweet di Gaia Giorgio Fedi Il Venture Debt, o prestito venture, ha registrato una crescita straordinaria negli ultimi anni. Questa alternativa di finanziamento per startup e scaleup, che non sostituisce le forme di finanziamento basate sul capitale di rischio ma le integra, offre numerosi vantaggi sia per i founder che per gli investitori, guadagnando sempre più popolarità.

Secondo , il lending venture rappresenta dal 10 al 15 percento del totale del capitale VC investito. Sebbene rimanga ancora un’opzione sottovalutata rispetto al VC, lo scorso anno è stato un periodo eccezionale per il lending venture, che è esploso raggiungendo i 26,2 miliardi di dollari, e il trend positivo avrebbe dovuto proseguire nel 2020. Soprattutto nelle particolari circostanze create dalla pandemia, quando le startup hanno iniziato a rivolgersi a forme di finanziamento basate su prestiti per risolvere i propri problemi di liquidità.

Questo successo trova spiegazione nelle caratteristiche peculiari del Venture Debt. Dal punto di vista del founder, ha il vantaggio di generare un effetto diluitivo minore. Mentre in un round di equity i soggetti finanziatori sottoscrivono nuove azioni della società, riducendo le quote degli azionisti esistenti in misura proporzionale all’entità del round, ciò non accade con il lending venture.

Sì, talvolta i lender ottengono warrant, che danno loro l’opzione di sottoscrivere una certa quantità di nuovo capitale al momento dell’exit, ma anche in questo caso l’effetto diluitivo è molto limitato. Evita inoltre una perdita di controllo: i lender non richiedono seggi nel consiglio di amministrazione. E rispetto ai prestiti bancari tradizionali, il lending venture è più flessibile, disponibile in importi maggiori e richiede meno covenant.

Inoltre, i provider di Venture Debt, a differenza delle banche, agiscono come veri partner, supportando l’azienda in molteplici modi. Inoltre, in tempi di crisi, o per le aziende che affrontano una fase difficile del proprio ciclo di vita, il lending venture evita anche i down round: una società che richiede un round di equity di emergenza potrebbe infatti subire un forte calo delle valutazioni, perché l’offerta di finanziamento può ridursi nei periodi difficili, oppure perché la società non è ancora riuscita a generare flussi di cassa positivi, o ancora perché le condizioni del suo settore sono sfidanti.

In questo caso, il Venture Debt può fungere da cuscinetto per estendere il cash runway, raggiungere risultati migliori, superare i momenti difficili e ottenere successivamente un round di equity a valutazioni più favorevoli. I provider di prestiti sono inclini a sostenere aziende con flussi di cassa negativi, purché le loro prospettive siano positive: il Venture Debt, come il Venture Capital, è una scommessa sulla crescita futura. Un’altra ragione dietro il recente successo del lending venture è la sua forte focalizzazione su due settori, tecnologia e life sciences, che hanno sovraperformato il mercato generale durante la pandemia.

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Il Venture Debt esiste da circa mezzo secolo. È nato negli anni ‘70 come finanziamento per attrezzature, quando un numero crescente di aziende in fase early stage aveva bisogno di computer, hardware e altri asset per espandere i propri business ma non soddisfaceva i requisiti normalmente richiesti per accedere ai prestiti bancari tradizionali. Sul lato dell’offerta, molti operatori – principalmente banche – hanno iniziato a offrire forme di finanziamento per attrezzature, note come Venture leasing, a società già sostenute da investitori di equity che avrebbero garantito la continuità operativa finanziando round futuri.

I lender strutturavano inoltre le operazioni tenendo conto di quanto la società aveva già secured nei round di equity, il che significa che il Venture Debt è sempre stato un’opzione di finanziamento che integra, e non sostituisce, il Venture Capital. Successivamente, il Venture leasing ha iniziato a crescere fortemente negli anni ‘90, con le aziende tech che raggiungevano valutazioni più elevate e un numero crescente di lender specializzati entrati nel mercato, fornendo finanziamenti in debito a startup che volevano integrare il funding in equity evitando un’eccessiva diluizione.

Negli anni seguenti, le prime forme di leasing si sono trasformate in prestiti sul valore aziendale più strutturati (che garantivano tutti gli asset della società, non solo le attrezzature), evolvendosi nel vero e proprio Venture Debt. Oggi il Venture Debt può assumere varie forme, come term loan, finanziamento basato sui ricavi, finanziamento per attrezzature, note convertibili. Questo mercato è cresciuto rapidamente negli ultimi tempi, ma in Europa è ancora relativamente piccolo rispetto al mercato statunitense.

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In Italia è anch’esso molto ridotto, ma poiché lo sviluppo di questo mercato tradizionalmente segue i progressi del Venture Capital, l’introduzione di recenti misure per potenziare l’ecosistema dell’innovazione potrebbe dare una spinta anche al Venture Debt. Soprattutto perché, in un mondo caratterizzato da tassi e rendimenti bassi, gli operatori dell’asset management stanno scommettendo sempre più su investimenti illiquidi per trovare fonti alternative di rendimento per i propri clienti, istituendo veicoli e fondi (PIR Alternativi, ELTIF, AIF) che investono anche in Venture Debt.

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