Intervista
U-Start – Intervista a Florian Heinemann, Co-fondatore e Amministratore Delegato di Project A 21 gennaio 2016 Il Team di U-Start ha realizzato un’intervista esclusiva con Florian Heinemann, Co-fondatore e Amministratore Delegato di Project A Ventures dal 2012. Il Dott.
Heinemann è responsabile del performance marketing, del CRM e della business intelligence presso la società. In precedenza, è stato Amministratore Delegato di Rocket Internet GmbH dal 2007 al 2012, dove si è occupato di marketing, CRM e business intelligence. Avete fondato Project A Ventures, un company builder con sede a Berlino. Raccontateci qualcosa su come e perché avete creato l’azienda.
Ho fondato Project A, un investitore in fase early-stage e company builder, insieme ai miei tre co-fondatori e amici Uwe Horstmann, Thies Sander e Christian Weiss tre anni e mezzo fa. Project A Ventures è un investitore in fase early-stage con un fondo da 100 milioni di dollari USA. Oltre al supporto finanziario, forniamo alle startup competenze operative.
Con un team di 100 esperti, specialmente nei settori prodotto/IT, marketing/CRM, business intelligence e sviluppo organizzativo, aiutiamo le nostre partecipate a sviluppare le proprie competenze interne. Siamo infatti convinti che per costruire aziende di successo serva più del semplice denaro: è necessario disporre di know-how nelle aree critiche per il successo già nelle fasi iniziali, per garantire una crescita sostenibile e proficua dell’azienda. Che tipo di startup affrontate e quali sono i principali settori e modelli di business che cercate?
Seguiamo un approccio agli investimenti basato su temi e tesi, con qualche eccezione deliberata occasionale. In quanto venture capitalist operativi, investiamo sia in progetti di incubazione che di accelerazione, concentrandoci su modelli di business in tre aree: e-commerce e marketplace, software as a service e soluzioni infrastrutturali.
Avete lavorato in Rocket Internet, dove eravate responsabili delle aree marketing, CRM e business intelligence. Vi siete definiti il “co-CMO” di Zalando. Raccontateci la vostra esperienza in Rocket Internet e Zalando e quali sono, secondo voi, i fattori chiave di un successo così grande? Innanzitutto, il successo di Zalando è unico nell’ecosistema e-commerce tedesco e difficile da replicare esattamente nello stesso modo.
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Ritengo che il mio maggior successo sia stato l’approccio cross-channel fortemente industrializzato e guidato dai dati che abbiamo implementato. La combinazione unica di IT e dati ha portato a un processo di marketing molto ben strutturato, coinvolgendo anche le persone che operavano all’interno di questi processi.
Per me, questa conoscenza – ovvero come rendere il marketing più efficiente ed efficace costruendo una solida infrastruttura basata su IT e dati – rappresenta uno dei fattori chiave del successo di Zalando. Perché avete lasciato Rocket Internet e cosa vi ha insegnato questa esperienza? Come imprenditori, eravamo entusiasti di avviare qualcosa di nuovo, portando la nostra esperienza e le nostre conoscenze. Quali aspettative di crescita o importanti sviluppi prevedete nel campo del digital marketing?
Quali sono, a vostro parere, le tendenze generali che influenzeranno il futuro? Attualmente nel settore del digital marketing sono in corso diversi sviluppi paralleli: innanzitutto, l’uso crescente di smartphone e tablet avrà sicuramente un impatto enorme, poiché i dispositivi mobili garantiscono un accesso ubiquitario a Internet. A questo sviluppo si accompagna la crescente “quota di attenzione” dedicata al consumo di contenuti multimediali, trainata principalmente dalle piattaforme social.
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Un’altra evoluzione, guidata soprattutto dalle app mobili, riguarda l’importanza crescente del CRM. Inoltre, il potere delle piattaforme di login ad ampia e profonda copertura come Google, Apple, Alibaba, ecc., continua a crescere, creando sfide significative per gli editori (spesso carenti sul fronte dati), per gli inserzionisti (sempre più dipendenti da queste piattaforme) e per le agenzie media, per le quali questi sviluppi rappresentano un vero incubo. Di conseguenza, il livello rilevante di analisi e azione si sta spostando sempre più dal canale, o dal contesto, all’utente singolo.
Con l’aumento dell’utilizzo di molteplici dispositivi, il login come identificativo diventa sempre più cruciale. Inoltre, il divario digitale tra chi dispone e chi non dispone di infrastrutture e conoscenze avanzate in materia di performance marketing si sta approfondendo.
Infine, l’ecosistema della pubblicità digitale assomiglierà sempre di più ai mercati finanziari. Inoltre, sempre più formati pubblicitari diventano digitali e programmatici. Le conseguenze sono l’ascesa di prodotti pubblicitari integrati e acquistabili tramite asta (biddable), che combinano media e dati, e l’automatizzazione dei sistemi lato acquisto e lato vendita. Raccontateci qualcosa sulla vostra esperienza come angel investor in oltre 40 aziende.
Perché e come avete iniziato a fare l’angel investor? Qual è la vostra esperienza personale nell’investire in aziende in fase iniziale e cosa direste di aver imparato dai vostri errori come angel investor?
Il mio interesse per l’imprenditoria è nato all’università e da allora sono sempre stato coinvolto in startup. Dal 1999 al 2000 sono stato co-fondatore e Amministratore Delegato di JustBooks/AbeBooks; successivamente ho avuto la responsabilità di sviluppare l’Online Marketing presso Jamba! e iLove. Nel 2006 ho lanciato il marketplace antibodies.com come co-fondatore. Complessivamente, partecipo come business angel in oltre 60 startup.
Operate come company builder in Germania. Parlateci dell’ecosistema tedesco, dei suoi punti di forza e delle sue debolezze rispetto ad altri scenari tecnologici internazionali. Berlino vanta una scena startup vivace, capace di attrarre talenti internazionali da diversi ambiti, sia dal settore tech che da quello creativo.
Questa combinazione è unica e offre grandi potenzialità. Negli ultimi 5-10 anni, l’ecosistema tedesco si è sviluppato notevolmente. Sebbene in molti campi la Germania sia altamente innovativa – come nell’automotive, nell’ingegneria elettrica e meccanica – gli imprenditori tedeschi devono ancora accumulare esperienza, imparare a pensare in ottica più internazionale, comprendere quali temi di investimento risultino interessanti per gli investitori globali e capire meglio come funziona il venture capital.
D’altro canto, gli investitori stessi sono molto più cauti rispetto a quelli statunitensi e devono imparare a pensare in grande. Attualmente osserviamo una terza generazione di founder che mette a disposizione delle generazioni più giovani il proprio know-how e la propria esperienza.
In particolare, l’ecosistema startup di Berlino è in continua crescita e attira sempre più investitori e venture capital internazionali. Recentemente abbiamo registrato diverse storie di successo, come l’exit di 6Wunderkinder, le IPO di Rocket e Zalando e, solo pochi giorni fa, la nostra quarta exit con Treatwell. ULTIME NOTIZIE 6 aprile 2016 | Comunicato stampa Kairos e U-Start: la Silicon Valley ora è più vicina per gli investitori italiani Leggi tutto 22 marzo 2016 Travel Tech: un mercato enorme a un punto di svolta Leggi tutto 16 febbraio 2016 Venture Capital: in Italia manca una filiera del capitale strutturata ed efficiente Leggi tutto 2016 © Copyright - U-Start - info@ustart.biz
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